BS 267 / 1 luglio 2026

Una vibrazione che si espande

immagine di copertina

«Condividere attivamente la bellezza è una prova della nostra dedizione alla pace e anzi crea una cultura di pace, perché a livello profondo pace e scambio culturale sono una sola cosa. Quando conflitti e violenza si moltiplicano, la cultura declina e la storia va verso l’oscurità e la distruzione. Credo fermamente, e ho sempre agito in base a questa convinzione, che gli scambi culturali rappresentino un’“arma” spirituale con cui affrontare il muro della brutalità e della negatività» (Daisaku Ikeda, BS 190). 
Esperte, ma soprattutto appassionate e “ambasciatrici” di arti figurative, Manuela Gandini, Elisabetta Cappugi e Arianna Fantuzzi si confrontano con la redazione di Buddismo e Società sulla funzione che la bellezza, la cultura e l’arte svolgono nella vita delle persone e nella società, anche in relazione alla loro esperienza nella pratica buddista. Prima di entrare nel merito della nostra conversazione chiediamo loro di presentarsi.

Manuela Gandini Vivo a Milano, pratico il Buddismo dal ’95 e mi occupo di critica d’arte contemporanea. Insegno alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) e scrivo per La Stampa, il Manifesto e alcune riviste online. Sono autrice e interprete di un monologo, Qualcosa ci sta sognando, che da quattro anni gira l’Italia e oltre. È stato a Sarajevo e, a settembre, si svolgerà in un ex campo di concentramento tedesco.  Si tratta di un viaggio tra l’estetica nazista e l’arte surrealista, un monito per leggere le attuali derive violente e autoritarie attraverso la storia. Il tema è, da un lato, la relazione tra guerra, propaganda, organizzazione totalitaria e uniformità da parte degli Stati, dall’altro il ruolo dell’arte come possibilità di trasformazione, libertà, rivitalizzazione ed espressione di resistenza. 

Elisabetta Cappugi Sono nata a Firenze e pratico il Buddismo dal gennaio ’85. Oltre ad aver organizzato mostre e insegnato arte a studenti americani, faccio il perito del tribunale da più di trent’anni e la guida turistica. Tra i miei lavori più belli c’è la collaborazione per la grande mostra sulle immagini femminili in Oriente e Occidente per il Fuji Art Museum di Tokyo nel 2001, anno di inizio del “secolo delle donne”. Ho realizzato varie pubblicazioni tra cui scritti di arte e astronomia (ebook), di olografia e di ville e giardini. 

Arianna Fantuzzi Abito a Roma e pratico il Buddismo da undici anni. Sono una storica dell’arte, una contemporaneista, e ho fatto il dottorato in Visual Arts. Adesso mi occupo di progettazione culturale europea, scrivo e seguo progetti che riguardano l’arte anche in rapporto con le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. Scrivo articoli per riviste scientifiche o di settore e ho appena pubblicato la mia prima monografia sul rapporto tra arte e narrazione nelle opere degli artisti italiani degli anni ’90.

Rossella Maci (Buddismo e Società)
Il concetto di bellezza è difficilissimo da definire, c’è un’intera disciplina filosofica, l’estetica, che se ne occupa. E già parlare di bellezza forse è un controsenso, in quanto non si può definire in assoluto. Kant diceva che in una società utilitarista, in cui tutto deve esistere in quanto utile, e dove l’utile si definisce sempre in relazione a qualcos’altro – “essere utile a qualcuno, utile a qualcosa” – la bellezza invece esiste di per sé, non ha bisogno di altro per definirsi, ed è proprio in questa sua “inutilità”, nel senso più alto del termine, che si condensa il massimo senso. Ci incuriosiva sapere da voi, che vivete dell’arte, qual è la sua funzione, intesa come crescita e formazione personale che va oltre questo modello utilitaristico.
Daisaku Ikeda afferma inoltre che «gli scambi culturali rappresentano un’arma spirituale con cui affrontare il muro della brutalità e della negatività». Come può l’arte, la bellezza, essere un antidoto in questo momento storico così difficile?

Manuela L’arte è l’antidoto, nel senso che non cambia il mondo, ma cambia le coscienze. E se interviene nella coscienza collettiva, se cambia l’immaginario, cambia la percezione e di conseguenza le azioni. Quindi pensare che non ci sia nessuna possibilità, che si stia andando definitivamente allo scontro finale, che ci saranno sempre più guerre, non può far altro che aumentare questo sistema, questa percezione della violenza. Perché l’arte è così invisa ai poteri autoritari o falsamente democratici? Perché apre spazi nella mente che normalmente rimangono chiusi.
Per quanto riguarda il discorso dell’utilità, anche Carmelo Bene diceva che l’arte è inutile. Come anticipavi tu, Rossella, è inutile perché non è funzionale a qualche cosa di definito e quindi utilitaristico; è inutile, lui aggiunge, perché è fondamentale, cioè ha dei fondamenti che rendono le società più evolute, più felici. Noi viviamo immersi in meccanismi che ci portano a usare e a produrre cose per la loro utilità. L’arte è fondamento per la vita, quindi molto più che utile.

Elisabetta L’arte fa pensare, è libertà. Quando con pazienza si entra in contatto con l’arte c’è una reciprocità, si è liberi di spaziare in lungo e largo perché l’arte è fatta da persone che portano con sé tutto il loro mondo.

Arianna Ci sono studi di neuroscienze e di psicologia cognitiva interessantissimi sulla funzione dell’arte nelle società preistoriche (vedi Michele Cometa, Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria, Raffaello Cortina Editore, Milano 2017). Si parla di come l’essere umano vivesse in una situazione di incertezza costante rispetto al futuro, di consapevolezza della propria morte, di paura delle minacce esterne. E di come la radice di quest’ansia fosse dovuta proprio al dato ontologico, al fatto di essere un essere umano. L’arte, insieme al racconto, è nata per diverse funzioni. La prima è quella di costruire la propria identità e quella della propria comunità, nel senso che attraverso la fabbricazione di cose l’essere umano si ri-racconta. La seconda è quella di permettere, attraverso l’immaginazione visiva, la creazione di qualcosa che ancora non esiste. L’arte permette di vedere oltre, di vedere il futuro. Attraverso questi due fenomeni gli esseri umani cercano di riprendere controllo su una realtà che sfugge. Da questo punto di vista l’arte può essere vista come un antidoto all’ansia. E secondo questi studi, il fatto di iniziare a generare arte è stato un elemento imprescindibile per lo sviluppo di funzioni cerebrali che prima non c’erano.

Mirko Lugli (Buddismo e Società) Potremmo approfondire ulteriormente il legame tra arte e bellezza?

Arianna Io penso che un’opera sia bella e giudicata tale nel momento in cui è efficace, cioè quando suscita una reazione nella persona che ci sta interagendo, di stupore, meraviglia, orrore. Se avviene questo scambio l’opera esiste, ha la sua funzione, ed è bella. Pensiamo a opere come quelle di Picasso, che oggettivamente non sono di certo armoniche, parlano anche del dolore, della sofferenza. Perché le consideriamo belle? Perché rappresentano qualcosa che c’è anche dentro di noi, che riguarda un momento storico al quale possiamo ricollegarci. Quando c’è questo tipo di connessione è lì che si genera la percezione della bellezza.

Manuela Sulla bellezza c’è sempre una sospensione, qualcosa di incerto, di indefinibile. Perché la bellezza è relativa ai canoni. Purtroppo, con l’omologazione generale nella quale viviamo, il bello viene definito con qualche cosa che ha a che vedere con l’estetica pura e basta, mentre come diceva Arianna “bello” è un discorso complesso, che integra parti diverse e può anche essere disturbante: un’opera può essere perturbante, ma bella.
Joseph Beuys negli anni ’70 parlava di “scultura sociale” e definiva opera d’arte la comunità, nel senso che ogni individuo è portatore di qualcosa di straordinario. Diceva che ogni essere umano è un artista, non intendendo dire che può fare il pittore, esporre alla Biennale, ma che è artista perché portatore di un’unicità che contribuisce nell’interrelazione a creare questo concetto di soziale plastik.
Vedere la bellezza nello scorrere della vita, considerare la vita un’opera d’arte e ogni singola persona artista o comunque portatrice di valore: questo concetto di bellezza espresso dall’arte ha a che vedere con l’organicità, con la biologia, con il pensiero e con qualcosa di altamente spirituale.

Elisabetta Ci deve essere l’interazione con le persone, altrimenti la bellezza non nasce. Quindi più che l’opera d’arte in sé, il bello è la reazione che produce nella persona. Una ricerca di maggiore umanità, ad esempio, allargare lo sguardo, e anche dare felicità in qualche modo.
A cosa serve? Lavorare nel campo dell’arte insieme alle persone ha dato un senso al mio lavoro, perché viene fuori una positività nel creare rapporti, nell’imparare anche io dagli altri. Tsunesaburo Makiguchi parla di bene, bellezza e guadagno, e io posso dire che il mio lavoro è bello e buono non solo perché ha a che fare con la Venere di Botticelli, per esempio, ma perché c’è questa relazione con le persone, di scambio, di crescita, di creazione di legami.

Arianna Nell’arte noi vediamo manifestato sia il lato più buio dell’essere umano, le azioni dettate dalla sua oscurità fondamentale, sia quelle più illuminate. Da questo punto di vista è veramente uno specchio di quello che siamo. Una delle cose che a me attrae di più dell’arte è la sua capacità di essere non un commento della realtà, ma la realtà stessa.

Maria Lucia De Luca (Buddismo e Società) Daisaku Ikeda parla del potere integrante dell’arte, che per me è l’esperienza più importante. Bellezza per me è anche quando la mattina guardo il cielo mentre bevo il caffè, o quando nel correre della quotidianità mi fermo e mi metto a leggere: sono tutta lì. Mi rende intera la relazione con la bellezza, che può anche essere un romanzo triste, un’opera particolarmente forte. Che ne pensate?

Manuela Sono d’accordo, perché dà un senso di felicità quello che dici. Un edificio particolarmente bello in città, un paesaggio, un dettaglio. Ecco, la bellezza sta in certi particolari che molto spesso passano inosservati perché siamo troppo impegnati a fare cose “utili”. Possiamo pensare la bellezza anche come controcampo alla disarmonia e quindi come stato della mente, una predisposizione nostra al bello; nel senso di trovare anche dove c’è l’oscurità una possibilità trasformativa, di vedere il sì anche dentro al no, di andare oltre. E quando si parla di arte, la dobbiamo intendere non in termini semplicemente espositivi, ma pensare che sia nel mondo, nelle relazioni che noi stabiliamo con le altre persone. Quindi una vibrazione che si espande.
Carla Lonzi definiva l’arte come “propensione al bene”. Durante la guerra nella ex-Jugoslavia, a Sarajevo i giovani e gli artisti riuscirono a sopravvivere grazie alla produzione di spettacoli, film, opere, quadri... L’arte fu per loro l’unica possibilità di resistere alla barbarie, a un assedio nel quale videro morire 10.000 persone. Tutto questo è bellezza, al di là del prodotto finale; è una comunità che si è stretta e ha manifestato un rispetto e un amore straordinari.

Elisabetta La bellezza è nel vivere le cose in un certo modo, è un sapore della vita. Dove c’è attenzione e ricerca si crea bellezza, perché non c’è spreco di tempo e poi ci sono la testa, il cuore, le mani… La bellezza è davvero un modo di vivere. 

Maria Lucia Vorrei sottolineare l’importanza dell’esposizione alla bellezza. Ad esempio, Daisaku Ikeda ha voluto che il Fuji Art Museum sorgesse di fronte all’Università Soka, a disposizione di studenti e studentesse. Quanto invece è triste se questo aspetto non viene curato, e quanto potrebbe essere stimolante stare in un bell’ambiente, in un posto che qualcuno ha reso accogliente.

Rossella Penso anche alle tante persone che non hanno mai avuto l’occasione di vivere l’esperienza dell’arte. Che consiglio dareste ai lettori e alle lettrici per ispirarli a fare qualcosa di nuovo in questa direzione?

Arianna Il rapporto con le opere d’arte è una connessione che funziona esattamente come nelle relazioni umane. Se vuoi avere uno scambio con una persona devi essere aperto a quello scambio. Allo stesso modo nell’arte, se vuoi percepire qualcosa devi essere aperto nei confronti di quell’opera, disposto a imparare, a capire, a creare qualcosa di nuovo.
Sull’esposizione alla bellezza penso che sia fondamentale già da piccoli frequentare posti belli, luoghi dove c’è una sensazione di armonia, di elevazione spirituale, di qualcosa di importante per sviluppare un senso di immaginazione che altrimenti non si ha. Il mio invito ai lettori e alle lettrici è di trovare posti che siano belli per loro, non per forza una galleria ma qualsiasi luogo che ispiri a trovare questo senso di bellezza dentro di sé. Poi se vogliono andare al museo noi siamo felici! E le guide sono preparatissime, perfette anche per chi non ha esperienza.

Manuela Il bello non si trova solo in un museo, non esiste nessuno che non abbia mai visto un’opera d’arte. Libri, concerti, spettacoli, film, serie televisive, performance, tutto. Nel nostro mondo c’è una circolazione continua di immagini, concetti, idee. Ma l’educazione è fondamentale. Bisogna far sì che attraverso dei buoni prodotti si educhi la propria mente al bello e alla qualità. 

Elisabetta Quando lavoravo alla sezione didattica degli Uffizi insegnavamo ai bambini come si legge un quadro. Con la loro intelligenza vivissima percepivano le cose istantaneamente, molto più dei grandi che hanno tante sovrastrutture che gli impediscono di vedere. Dai bambini ho imparato il linguaggio per avvicinare le persone all’arte, che uso tranquillamente con gli adulti. L’arte può essere qualsiasi cosa, però uno se ne accorge e un altro no, perché guarda ma non vede. Bisogna imparare a vedere, anche ispirati da qualcuno che ci dia uno spunto in più, poi è come andare in bicicletta.


buddismoesocieta.org