Il Comitato della Soka Gakkai Internazionale per le prospettive globali ha rilasciato una Dichiarazione sul cambiamento climatico in previsione della COP30, la riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è svolta in Brasile dal 10 al 21 novembre 2025. Riportiamo qui alcuni passaggi particolarmente interessanti
Quest’anno l’impatto delle temperature anomale sulle regioni del globo ha superato quello dell’anno scorso, considerato ufficialmente come l’anno più caldo della storia. Inondazioni e piogge torrenziali senza precedenti si verificano con sempre maggiore frequenza causando danni catastrofici di una portata che prima era impensabile. Mentre la concentrazione di anidride carbonica, il principale gas serra, ha raggiunto livelli record, tutti i principali ghiacciai del mondo stanno continuando a sciogliersi e il livello medio del mare ha toccato i massimi storici per il tredicesimo anno consecutivo. Inoltre l’aumento senza precedenti di incendi boschivi di vaste proporzioni ha contribuito a un’impennata nella perdita di foreste primarie in tutto il mondo, portando ai massimi storici anche l’area totale di foreste distrutte.
È stato osservato che “il futuro non è più quello di una volta”. In passato, anche quando le società andavano incontro a vari cambiamenti, il futuro era ancora percepito come qualcosa di relativamente prevedibile. Ma adesso ovunque si manifestano situazioni critiche, in termini sia di innalzamento delle temperature sia di disastri naturali, tali che in molti paesi le persone avvertono un netto e innegabile mutamento di rotta: la sensazione di essere entrati in una dimensione radicalmente diversa da qualsiasi cosa vissuta in precedenza.
In questa crescente situazione di incertezza e instabilità sta iniziando a impadronirsi della popolazione mondiale un senso di rassegnazione, la sensazione che forse risolvere la crisi climatica sia al di là delle nostre capacità. Ciò nonostante, ci sono ancora molti ambiti in cui noi, membri della società civile, possiamo far sentire la nostra voce e compiere azioni che promuovano una trasformazione più ampia.
Anche di fronte a crisi senza precedenti siamo in grado di abbracciare uno spirito di solidarietà reciproca, di unire le forze per proteggere la vita e la dignità, nostra e degli altri, rifiutando di cedere alla disperazione.
In questa occasione vorremmo sottoporre due proposte che mirano a rafforzare la solidarietà internazionale allo scopo di favorire il progresso delle iniziative per affrontare la crisi climatica basandoci sulle esperienze acquisite attraverso le attività tuttora in corso.
RAFFORZARE LA SOLIDARIETÀ NELLA SOCIETÀ CIVILE
La prima proposta riguarda la mobilitazione della società civile. Per affrontare la crisi climatica, anche attraverso gli sforzi di ridurre le emissioni di gas serra, le misure a livello nazionale non bastano. C’è urgente bisogno di unire la volontà delle persone di ogni luogo nel ricercare un futuro di speranza e sicurezza.
Le comunità religiose, con le loro diverse tradizioni di fede, possono svolgere un ruolo vitale in questa direzione. Poiché più dell’ottanta per cento della popolazione mondiale aderisce a qualche forma di credo, tali comunità sono in una posizione unica per ispirare quella trasformazione nei comportamenti essenziale per affrontare la crisi climatica.
Viene dato particolare risalto a tre aree chiave:
- diffondere informazioni accurate sul cambiamento climatico;
- dare rilievo alle voci di chi si trova in situazioni di vulnerabilità, come coloro che stanno vivendo direttamente le conseguenze del cambiamento climatico, e assicurare che siano incluse negli spazi di dialogo e decisionali;
- incoraggiare, come persone di fede, l’adozione di una prospettiva basata sull’umanità e sulla realtà vissuta dalle persone comuni come principio guida in ogni discussione relativa al clima.
Nella Proposta di pace 2020 il presidente della SGI Daisaku Ikeda sottolineò con forza l’importanza di non lasciare indietro coloro che lottano in circostanze difficili, riferendosi in particolare agli abitanti delle nazioni insulari le cui terre venivano sommerse dall’innalzamento del livello del mare: «Anche se queste persone, trasferendosi in un’altra isola, si sentissero più sicure da un punto di vista materiale, rimarrebbero prive della cosiddetta “sicurezza ontologica” che percepivano vivendo sulla loro isola. […] Qualsiasi iniziativa per contrastare il cambiamento climatico deve assolutamente tener conto di questo genere di danni irreparabili. […] Quando si parla degli impatti del cambiamento climatico si ha la tendenza a concentrarsi sull’entità delle perdite economiche o su altri indicatori quantificabili, ma io ritengo sia importante considerare la sofferenza reale dei tanti individui che questi indici macroeconomici tendono a offuscare, ponendola al centro dei nostri sforzi per unirci nella ricerca di soluzioni» (BS, 200).
L’ONU e il Brasile hanno chiesto che le future azioni sul clima siano caratterizzate non solo da considerazioni politiche e analisi scientifiche, ma anche da inclusività e impegno etico. A tale scopo è stato sviluppato il Bilancio etico globale (Global Ethical Stocktake, GES), un ambito di dialogo che va oltre obiettivi numerici come la riduzione dei gas serra e sollecita invece un riesame sostanziale, dal punto di vista etico, di ciò che noi esseri umani stiamo facendo all’ambiente della Terra. È un tentativo di risvegliare un senso di volontà collettiva al di là dei confini nazionali e ispirare l’umanità a scegliere nuovi modi di vivere per costruire un mondo dalle solide fondamenta etiche. Al cuore di questi sforzi c’è la consapevolezza che senza una trasformazione autentica del comportamento e delle priorità dell’umanità anche le soluzioni tecnologiche più avanzate non potranno risultare pienamente efficaci.
Ora più che mai tutte le tradizioni religiose devono essere fonti che alimentano la coscienza umana e guidano gli individui a rispondere concretamente alle sfide globali. Sono chiamate inoltre a svolgere un ruolo ancora più attivo nell’ispirare la resilienza dello spirito umano – uno spirito che rifiuta di arrendersi anche davanti alle peggiori difficoltà e che si leva deciso ad affrontare anche le prove più spaventose.
COINVOLGERE SEMPRE I GIOVANI
La seconda proposta è l’istituzione di un consiglio permanente dei giovani all’interno del Segretariato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), un gruppo che abbia lo scopo di esplorare e sviluppare nuove misure e strategie mirate ad affrontare le difficoltà attuali, presentando poi queste idee alle sessioni annuali della COP.
Negli ultimi anni i giovani hanno fatto sentire le loro voci chiedendo urgentemente iniziative più energiche per il clima, per ridurre le emissioni di gas serra e condividere idee e iniziative nei rispettivi paesi e comunità. Alla base vi è la profonda e incrollabile determinazione di salvaguardare le fondamenta non solo della propria sopravvivenza ma anche di quella di coloro che devono ancora nascere, e il profondo desiderio di plasmare un futuro di speranza con le proprie mani.
Poiché le attuali decisioni della comunità internazionale avranno il massimo impatto sul futuro dei giovani, la richiesta che vengano inclusi nei processi decisionali è sempre più forte e ciò è essenziale nella prospettiva di raggiungere una giustizia climatica. Su questo sfondo, nel 2022 l’Assemblea generale dell’ONU ha adottato una risoluzione storica che riconosce il diritto umano a un ambiente pulito, sano e sostenibile e fa riferimento anche alle generazioni future come beneficiarie di questo diritto.
Nel luglio di quest’anno la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha emanato uno storico parere consultivo in cui dichiara che gli Stati hanno l’obbligo di proteggere l’ambiente dalle emissioni di gas serra e di cooperare nel prendere misure efficaci. I giovani sono stati il catalizzatore di questo storico processo. È stato infatti il forte impegno degli Studenti delle isole del Pacifico che lottano per il cambiamento climatico (PISFCC) a indurre lo stato di Vanuatu a dare avvio a una risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU in cui si richiedeva il parere consultivo dell’ICJ, che ha poi messo in moto il procedimento giudiziario.
La passione e la vitalità dei giovani devono essere integrate nel quadro internazionale per affrontare la crisi climatica, consentendo loro di guidare potenti ondate di trasformazione.
“Il futuro non è più quello di una volta”. Questo fu il monito che Aurelio Peccei, cofondatore e primo presidente del Club di Roma, rivolse all’umanità del XXI secolo. Con queste parole non intendeva solo avvisare che ci sarebbero state crisi da affrontare, bensì credeva che il futuro avrebbe deviato in maniera così netta dal modo in cui lo si intendeva una volta, che i metodi e i sistemi convenzionali non sarebbero più bastati per affrontare le crisi future. Nelle sue parole era implicita la convinzione che, per trovare soluzioni efficaci, la leadership andasse affidata alle generazioni più giovani.
Nella Proposta di pace 2020 il presidente Ikeda rifletteva sulla convinzione, condivisa con Peccei, dell’illimitato potenziale dei giovani: «A differenza di temi come l’inquinamento e l’esaurimento delle risorse, oggetto di preoccupazione nel periodo in cui fu pubblicato I limiti dello sviluppo, le cui cause possono essere per la maggior parte individuate e analizzate separatamente, i fattori che causano il cambiamento climatico sono talmente integrati in ogni ambito della vita quotidiana e dell’attività economica da rendere molto più difficile l’individuazione di soluzioni. Proprio perché la sfida del cambiamento climatico è così complessa e richiede un approccio multiforme, possiamo considerarla un’occasione unica per gli esseri umani di esprimere in modo diversificato il loro potenziale illimitato» (BS, 200).
Il presidente Ikeda aveva già sottolineato l’importanza cruciale di includere le voci dei giovani nella ricerca di soluzioni alle sfide globali. In una proposta del 2006 per la riforma dell’ONU chiese che fosse istituita un’agenzia speciale dedicata a coinvolgere i giovani del mondo. In linea con questa proposta, nel dicembre 2023 all’interno del Segretariato dell’ONU è stato istituito l’Ufficio giovani, per potenziare e allargare il loro impegno e la loro influenza all’interno delle Nazioni Unite. Questa espansione del coinvolgimento dei giovani deve essere la massima priorità per gli ambiti internazionali che mirano ad affrontare la crisi climatica. Ora è tempo di creare spazi e opportunità in cui i giovani possano esprimere appieno il proprio potenziale e svolgere i ruoli di cui sono capaci.
Fingere di non vedere le gravi realtà davanti a noi non arresterà la crisi. Basandoci sui due pilastri proposti – una mobilitazione globale delle persone della società civile e la costruzione di istituzioni più forti in cui la presenza dei giovani sia la norma – lavoriamo insieme per affrontare la sfida epocale di proteggere la vita, la dignità e i mezzi di sostentamento non solo di coloro che vivono oggi su questo pianeta, ma anche delle generazioni future.
A questo link è possibile leggere il testo integrale della dichiarazione
Per chi è nato e per chi deve ancora nascere
Selezione di brani dalle Proposte di pace di Daisaku Ikeda sul tema dell’ambiente
«Quando la volontà dei giovani di trasformare la realtà si fonde con un indomabile ottimismo, le possibilità sono illimitate. Greta Thunberg, che sta guidando il movimento per combattere il cambiamento climatico, ha affermato: “Di fatto ogni grande cambiamento nella storia è stato compiuto dalle persone comuni. Non dobbiamo aspettare. Possiamo iniziare il cambiamento proprio adesso”» (Daisaku Ikeda, Proposta di pace 2020, BS 200).
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